Reflusso bambini e neonati: come riconoscerlo e cosa fare

Reflusso bambini e neonati: come riconoscerlo e cosa fare

Molti genitori si chiedono se sia normale che il proprio bambino sputi molto latte o vomiti. In realtà dipende, perché generalmente i bambini piccoli che assumono latte costantemente possono essere soggetti a rigurgiti, senza una specifica ragione che debba preoccupare i genitori. Di solito un bambino nei primi tre mesi di vita rigurgita più volte al giorno, per poi smettere intorno ai 12 – 14 mesi.

Che dire però se il bambino ha un reflusso molto frequente e che perdura nel tempo, provocandogli tosse, problemi respiratori, dolori alla pancia e ritardo nella crescita? Allora potrebbe trattarsi di reflusso gastroesofageo. Quindi a questo punto è meglio informare il pediatra della situazione. In questo modo si possono prendere delle misure per calmare questo disagio. Ma cos’è il reflusso gastroesofageo?

Perchè un bambino può avere il reflusso?

Se il tuo bambino ha il reflusso, probabilmente è perché la valvola che collega esofago e stomaco non è ancora ben sviluppata. Questo implica che al momento dei pasti, la valvola si apre per permettere al cibo di entrare nello stomaco ma poi non riesce a richiudersi del tutto, causando la risalita di cibo e succhi gastrici dallo stomaco alla bocca.

Il pediatra, di fronte ai classici sintomi del reflusso, potrebbe consigliare di mantenere il bambino in posizione verticale mentre si alimenta e aiutarlo a espellere l’aria. Inoltre, gli intervalli tra un pasto e l’altro dovrebbero ridursi, così come dovrebbe ridursi la quantità di cibo data durante ogni pasto. Per rendere più denso il cibo, contrastandone la risalita, il pediatra potrebbe consigliare di aggiungere dei cereali a mo’ di farine al latte che assume il piccolo.

E’ importante che i genitori sappiano che sono rari i casi in cui il reflusso dovrà destare vera preoccupazione e di solito una crescita nulla o molto lenta è il chiaro segnale che si dovrebbe intervenire medicalmente.

Un punto di riferimento davvero prezioso per tutti i genitori che pensano di dover affrontare il reflusso del proprio figlio è il dottor Roberto Albani, pediatra specializzato in gastroenterologia. Un suo libro, ‘il reflusso gastroesofageo nei bambini’, è una lettura consigliatissima a tutti i genitori. Lui ha dovuto affrontare personalmente il problema con una delle sue figlie e sa bene quanto sia stressante per tutta la famiglia affrontare pianti continui e nottate. Spesso i genitori e i bambini restano incompresi e a volte anche le terapie potrebbero essere non adatte. Per evitare tutti questi dubbi, questo libro può essere davvero d’aiuto.


Cosa fare se non funzionano i metodi classici

Se nessuna delle precauzioni consigliate inizialmente dal pediatra funzionano, potrebbe essere il caso di passare ai farmaci. Inizialmente si potrebbe tentare, sempre dietro consiglio del pediatra, di somministrare al bambino dell’antiacido per alcuni mesi. In caso di mancato riscontro, si possono effettuare dei test attraverso il sostegno di un gastroenterologo.

Per controllare i danni che eventualmente potrebbe aver provocato il reflusso, si potrebbe prescrivere una radiografia del tratto gastrointestinale superiore. Prima di effettuarla, il bambino dovrà bere un liquido chiamato bario che, attraverso la radiografia, rivela se il bambino ha un problema anatomico.

Se anche questa procedura non rivela nulla, il medico potrebbe prescrivere un’endoscopia del tubo digerente, con eventuale biopsia. In questo caso il bambino dovrà essere ricoverato e verrà sedato durante l’operazione, che consiste nell’inserimento di una piccola telecamera nell’esofago, nello stomaco e talvolta nell’intestino tenue per controllare se ci sono infiammazioni o danni ai tessuti. Oppure potrebbe fare un monitoraggio di 24 ore del ph esofageo analizzando i risultati di un test che si effettua introducendo un tubo alla base dello stomaco. In questo modo si analizzano anche la frequenza e la gravità degli episodi, insieme alla respirazione e alla frequenza cardiaca.

Perché è importante intervenire tempestivamente

In presenza di vomito frequente, è molto importante che il pediatra tenga traccia del peso del bambino. Questo perché alcuni bambini con reflusso non prendono peso correttamente perché non riescono a trattenere abbastanza cibo nello stomaco.

La risalita dell’acido dello stomaco verso l’esofago può danneggiare la gola e, se passa attraverso il naso o i polmoni, il bambino potrebbe sviluppare problemi respiratori come polmonite, sinusite, infezione alle orecchie o tosse notturna. Se il problema si protrae anche durante la crescita dei dentini, l’acido può danneggiarne lo smalto.

Ovviamente, anche se potrebbe sembrare scontato, il bambino va tenuto lontano dal fumo perché questo influisce molto sul reflusso. Il bambino, inoltre, non dovrebbe dormire prolungatamente o abitualmente in un seggiolino perché la posizione che assume reca pressione sullo stomaco, aggravando i sintomi del reflusso. Importante anche non far dormire il bambino a pancia in giù. Questa posizione, oltre ad essere molto pericolosa per il rischio di soffocamento, favorisce la risalita dei succhi gastrici.

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