Coronavirus e scuole chiuse: le info su voucher baby-sitter e congedo parentale

L’epidemia Coronavirus che ha colpito in modo massiccio l’Italia e altri paesi europei e non, sta forzando il governo a emanare decreti legge a tutela delle famiglie. La chiusura forzata delle scuole ha obbligato molte famiglie a riorganizzarsi per gestire questa emergenza.

Fatto salvo che le scuole rimarranno chiuse sino al 15 marzo, ma già si prospetta un’allungamento del periodo sino al 3 aprile, il governo in questi giorni sta pensando ad alcune manovre che permettano o ai genitori di poter stare insieme ai propri figli o avvalersi di una babysitter per il cui lavoro otterranno dei voucher.

Come le famiglie stanno affrontando il Coronavirus

Fino ad oggi, visto che le scuole nelle zone rosse sono già chiuse da due settimane, l’emergenza coronavirus ha costretto i genitori a chiedere ferie forzate e permessi retribuiti o congedo parentale che attualmente è retribuito al 30% e previsto solo per i figli che abbiano un’età massima di 12 anni. Cosa prevedono invece queste manovre da attuare nell’immediatezza?

La Manovra

La manovra, che prevede una spesa per 7,5 miliardi di euro, interesserà tutte quelle famiglie che presenteranno queste caratteristiche:

  • Famiglie dove entrambi i genitori lavorano e devono accudire figli piccoli che non possono stare a casa da soli (il limite dovrebbero essere i minori di 14 anni) e senza nonni a disposizione.
  • Impossibilità di lavorare tramite lo Smart working (lavoro da casa tramite dispositivi elettronici).

La Ministra per la famiglia Elsa Bonetti sta pensando a due possibilità in particolare:

  • Sostenere i costi per una babysitter attraverso i ‘voucher’ (già introdotti in altre legislazioni) anche laddove i nonni ci sono. Si vuole infatti evitare contatti tra bambini e nonni (quest’ultimi particolarmente vulnerabili a questo nuovo virus).
  • Oltre ai voucher si sta pensando a congedi straordinari per i genitori retribuiti al 100% (avevo già parlato in un articolo dedicato del congedo parentale ordinario).
  • Un sostegno particolare lo si sta pensando per tutte quelle famiglie del personale sanitario in questi giorni mobilitato a favore di tutta la popolazione italiana.

Si è chiesto anche fondi all’Europa per sostenere le famiglie.

Cos’è il bonus babysitter o voucher

La prima volta che si parlò di bonus baby sitter fu nel 2013 dall’allora ministro Elsa Fornero per aiutare le mamme a rientrare al lavoro dopo la nascita del figlio (nel 2017 erano stati erogati voucher per 29,4 milioni di euro a circa 8.100 beneficiarie). Era stato introdotto come sperimentazione. L’erogazione, nel 2013, prescindeva dalla situazione lavorativa dei genitori e del loro reddito.

Diverso invece il bonus nido da 3.000 euro a figlio, che richiede invece l’iscrizione obbligatoria del bambino a un asilo pubblico o privato.

Il bonus baby sitter dipendeva in toto dalla rinuncia del congedo parentale da parte della mamma. Consisteva nel percepire 600 euro per i successivi 6 mesi da usare per babysitter o asili nido. Naturalmente, se verrà introdotto la prossima settimana, sarà solo per ottenere l’aiuto di una babysitter.

La norma, dal 2013, venne prorogata di anno in anno, dai vari governi attraverso decreti legge. Nel 2019 non era stata rifinanziata. Ma per la Ministra Bonetti, il bonus baby sitter «si dovrà attivare fin da ora».

Naturalmente è al vaglio come monitorare l’utilizzo da parte delle famiglie di queste agevolazioni. Se verranno dati 500/600 euro a famiglia per avere una babysitter, dovranno essere spesi a questo scopo e tutto dovrà essere rendicontato. Babysitter a contratto e non in nero.

Al vaglio altre proposte come quella di Andrea Zini, vicepresidente dell’Assindatcolf (Associazione sindacale nazionale dei datori di lavoro domestico). Lui stesso spiega la sua proposta: “deducibilità fiscale del costo del lavoro che permetterebbe di mettere in regola centinaia di migliaia di rapporti in nero e darebbe alle famiglie un minor costo del lavoro”.

In parole semplici: “Attualmente si possono dedurre dalla dichiarazione dei redditi solo i contributi Inps nel limiti di 1.500 euro, con un beneficio per la famiglia da 200 a 600 euro annui. Se fosse ammessa la deducibilità completa di tutti i costi, invece, considerando 17-18 mila euro in un anno, si potrebbe avere da 2 a 5 mila euro annui di minori costi per la famiglia, e questa sarebbe una redistribuzione del reddito”.

Quindi diverse le idee sottoposte al governo in questi giorni per venire in aiuto delle famiglie e dei loro piccoli. Sarà mia premura aggiornare questo e nuovi articoli per cercare di fare chiarezza in questo momento di confusione, paura e difficoltà che tutte insieme stiamo affrontando. E, sono sicura, tutte insieme riusciremo a superare.

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