Conservazione del cordone ombelicale o donazione: come funziona?

Conservazione del cordone ombelicale o donazione: come funziona?

Se siete rimaste incinte, forse il vostro medico curante o il vostro ginecologo vi ha spiegato della possibilità di conservare il cordone ombelicale o donarlo. È dal 1999 che in Italia esistono delle banche del sangue dove si può conservare il sangue del cordone ombelicale. Perché dovrebbe interessarvi? Cosa è bene sapere? Qual è la scelta migliore? Daremo risposta a queste domande nel seguente articolo.

Perché tanta attenzione al cordone ombelicale?

Non tutti sanno che nel cordone ombelicale risiedono le cellule staminali. Sono cellule primitive, indifferenziate, dotate della capacità di trasformarsi in altri tipi di cellule del corpo attraverso un processo denominato differenziamento cellulare. Sono diventate importanti oggetto di studio da parte dei ricercatori in quanto, sfruttando la loro duttilità, è possibile curare determinate malattie.

Le cellule staminali possono essere prelevate da diverse fonti tra cui, come già anticipato, il cordone ombelicale. Altre fonti sono il sacco amniotico, il sangue, il midollo osseo, la placenta, i tessuti adiposi, la polpa dentale. Queste cellule indifferenziate possono generare globuli bianchi, rossi e piastrine. La scienza, che deve fare i conti con malattie terribili quali la leucemia, immunodeficienze, linfomi, difetti metabolici e talassemia, continua la sua ricerca e in questo contesto le cellule staminali del cordone ombelicale sono di vitale importanza. Fino a qualche anno fa ci si affidava principalmente al trapianto di midollo osseo, ma la difficoltà maggiore era trovare donatori compatibili.

Le cellule staminali hanno una maggiore capacità di riprodurre vari tipi cellulari e il trapianto di cellule staminali viene utilizzato per ristabilire il giusto valore di globuli rossi, bianchi e piastrine.

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Quando prelevare il cordone ombelicale?

Il cordone ombelicale assolve un importante funzione. Esso collega il feto con la placenta e permette al nascituro di nutrirsi. All’interno di questo cordone sono collocati 3 vasi ombelicali: una vena ombelicale e due arterie. La vena porta sangue ossigenato e ricco di nutrienti dalla placenta al feto, mentre le due arterie trasportano prodotti di rifiuto dal feto alla placenta.

Questo scambio non si interrompe immediatamente dopo il parto ma continua per qualche minuto e permette al nascituro di ricevere dagli 80 ai 100 ml di sangue extra, che contengono dai 60 agli 80 mg di ferro, sufficiente a soddisfare le necessità del piccolo per 5 o 6 mesi di vita. Quel sangue in più aiuta il suo sistema cardiovascolare ad adattarsi al funzionamento extra-uterino, riduce sensibilmente il rischio di anemia e favorisce il suo sviluppo neurologico.

Va da sé che, interrompere questo scambio anticipatamente significherebbe privare il nascituro di importanti nutrienti. Per questo motivo, mentre negli anni passati in Italia, come nel resto d’Europa, c’era l’abitudine di chiudere subito il cordone ombelicale, ora seguendo i dettami stabili dall’OMS, non si può fare prima che sia trascorso un minuto. Così facendo si da la possibilità al neonato di ricevere le sostanze vitali importanti per il suo sviluppo.

Naturalmente fare il prelievo di sangue dal cordone ombelicale dopo un minuto riduce la quantità di sangue, ma dà comunque la possibilità di una raccolta adeguata di cellule staminali e non interferisce con le procedure del parto.

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Come avviene la conservazione del cordone ombelicale?

La procedura non comporta rischi né per il neonato né per la mamma in quanto il prelievo viene fatto a cordone ombelicale clampato (chiuso). Naturalmente la madre deve sottoporsi a due semplici prelievi del sangue (uno a inizio gravidanza e il secondo dopo 6 mesi) per determinare che non sia essa stessa affetta da patologie ereditarie o infettive. Se la madre risulta idonea, al momento del parto si preleveranno almeno 60 millilitri di sangue ombelicale (misura minima perché possa essere utilizzato).

Dopo essere stato inviato a una banca di raccolta, viene analizzato e controllato e successivamente congelato in azoto liquido a -196°. Questa temperatura permetterà di conservarlo per molti anni.

Sono i genitori che devono decidere se conservarlo per una eventuale necessità futura del loro bimbo o se donarlo perché anche altri possano servirsene.

Considerata l’ampia gamma di utilizzo di questo sangue, le banche dati del sangue sperano che ci sia un aumento nelle donazioni del cordone ombelicale. Le nostre 19 banche del sangue pubbliche, coordinate dal Centro Nazionale Sangue, registrano i dati in un database mondiale a cui possono accedere tutte le banche del sangue operanti nel mondo per verificare l’esistenza di campioni compatibili con le richieste.

Disponendo di tutte le informazioni sull’argomento, i futuri genitori potranno operare la propria scelta consapevolmente.

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